Chichèn Itzá… Maya e Toltechi

Partiti alle 6 della mattina dalla stazione Ado di Merida, in un paio d’ore e 140 pesos a testa, con il Bus della Oriente di seconda classe, siamo arrivati al sito archeologico di Chichén Itzá. 


La biglietteria apre alle 8.00 e vi assicuro che arrivare per primi vale la pena! All’entrata siamo stati accolti da Omár una guida messicana che per due ore ci ha accompagnato alla scoperta di questa città abbandonata. Il prezzo della guida è di 750 pesos, ma non c’è libro che possa raccontarvi la storia di un popolo nello stesso modo in cui può farlo un nativo del luogo.

Chi- chén- Itzá significa letteralmente bocca- pozzo- popolo degli Itzá, quindi la bocca del pozzo degli itza. La città degli itza viene infatti considerata la capitale degli stregoni e dei maghi dell’acqua facendo riferimento al culto e alle offerte che hanno avuto luogo nel cenote sacro, durante il periodo di occupazione del sito. 

La città aveva un’estensione di circa 25/30 chilometri quadrati con una popolazione di 30.000 abitanti, organizzati in un sistema politico e religioso molto complesso.  

La visita comincia dirigendosi verso la piazza principale, e nel tragitto arriva l’informazione più importante. La città è sorta nel 600 d.C. ad opera dei Maya, ma nel 980 arrivò un re Tolteco che la conquistó fondendo poi le due culture e i due popoli. Fu così che ciò che possiamo ora ammirare è il risultato della fusione tra il popolo Maya e quello Tolteco. 


Il primo impatto si ha con El Castillo, ovvero la piramide più alta del sito ma la più bassa di tutto lo Yucatàn. La costruzione imponente è stata ristrutturata quasi totalmente nei primi anni del 1900, quando però un Americano compró il terreno per 70 dollari dall’oroginario proprietario e depredó di gran parte della scalinata posteriore la piramide. La pietra venne utilizzata per costruire un albergo che ancora oggi è presente nella parte più esterna del sito. 


L’entrata principale è quella che vede alla base le due teste di serpente che nel giorno dell’equinozio di primavera e d’autunno, formano con la luce del sole, la forma di un serpente che corre lungo tutti i 91 gradini.

Spostandosi sulla sinistra ci si trova all’interno del campo del Juego de la Pelota, dove si poteva giocare anche per settimane il gioco sacro per il popolo Maya. Il tempio del sole e della luna fungevano da spalti per le figure di spicco della città, mentre il sovrano assisteva dal tempio sud.

Il tour prosegue con la piattaforma delle Aquile e poi con quella di Venere, fino ad arrivare al tempio dei Guerrire con le sue Mille colonne.

Spingendovi fino alla fine del percorso, raggiungete i Bagno di Vapore, e il Mercato. In questi templi sarà facile riconoscere gli elementi Maya e quelli Toltechi. Ad esempio le colonne Maya sono di forma cilindrica, mentre quelle squadrate sono Tolteche. 

Proseguendo verso destra Troverete l’Osservatorio, il complesso delle Monache, e la Scuola.

Non dimenticate di visitare anche i due cenote che servivano, uno per i sacrifici e uno per l’acqua potabile.

Il tour con la guida dura circa due ore, ma concedetevene altrettante per passeggiare con calma e fare tutte le foto del caso. 

Ci sono tantissime cose da dire riguardo a questa splendida città e ai suoi popoli, ma ve le racconteró con calma al mio rientro in Italia.

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